IO ANNA

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IL TESTO DI UNA CANZONE CHE ADORO: "LA CURA" DI FRANCO BATTIATO

Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via. Dalle ingiustizie e dagli inganni del tuo tempo, dai fallimenti che per tua natura normalmente attirerai. Ti solleverò dai dolori e dai tuoi sbalzi d'umore, dalle ossessioni delle tue manie. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. E guarirai da tutte le malattie, perché sei un essere speciale, ed io, avrò cura di te. Vagavo per i campi del Tennessee (come vi ero arrivato, chissà). Non hai fiori bianchi per me? Più veloci di aquile i miei sogni attraversano il mare. Ti porterò soprattutto il silenzio e la pazienza. Percorreremo assieme le vie che portano all'essenza. I profumi d'amore inebrieranno i nostri corpi, la bonaccia d'agosto non calmerà i nostri sensi. Tesserò i tuoi capelli come trame di un canto. Conosco le leggi del mondo, e te ne farò dono. Supererò le correnti gravitazionali, lo spazio e la luce per non farti invecchiare. Ti salverò da ogni malinconia, perché sei un essere speciale ed io avrò cura di te... io sì, che avrò cura di te.

I MIEI LIBRI

venerdì, 24 luglio 2009

LA MIA NOTTE

La mia penna era sul foglio. Aveva sputato inchiostro nero all’inverosimile, vomitando parole di pece su quell’anonima vittima di carta bianca che nulla aveva fatto per essere trattata così male. Le mie parole puzzavano ancora di buio, di notte, avevano un odore nauseante e nere come la pece, si attaccavano al mio cuore e lo incatenavano, senza lasciargli respiro. Soffocavo dentro quelle righe, il mio bisogno di scrivere era stato pienamente soddisfatto come se avessi compiuto un atto malvagio e ne fossi orgogliosa. Avevo appena finito di scrivere ma mi sentivo ancora male; il vomito non era solo su quel foglio ma anche nel mio stomaco, stavo talmente male che i miei singhiozzi forsennati mi toglievano il fiato e mi provocavano un gran dolore al cuore. Dolore fisico oltre che dolore e danno psicologico. Quel figlio di puttana doveva pagarla, doveva sputare il suo sangue sulle mie parole che gli si accanivano contro. Stavo perdendo ogni autocontrollo e quella follia di scrittura mi aveva dato alla testa, tanto che con foga ripresi la penna e mi rimisi a scrivere, calcando la punta nera sul foglio,tracciando solchi che sarebbero rimasti indelebili tracce nere nella mia mente e nel mio cuore. Quella notte stavo delirando, stavo folleggiando davanti ad un semplice foglio, stavo buttando nero su bianco tutta la mia enorme rabbia che ringhiava atroce vendetta. Quella notte era buia e silenziosa, ma dentro di me un tumulto, un esercito inferocito si accaniva e sbatteva, e pungeva, e gridava… insonnia violenta trasformava quella notte nella mia notte di follia, una notte che si stava delineando a tracce scure dalla mia penna. L’ho reinventata io, la mia notte, quella notte. I vortici di parole buie stavano scurendo la mia vita, il dipinto della mia scrittura delirante era diventato notte. Non avevo alcuna chance di ritornare sana, di rivedere una luce pura, di restare con il cuore in pace. Avevo il potere della mia penna tra le mani, mia fedele compagna, che mi permetteva di sfogarmi, di stracciare, fare a pezzi il cuore di quel bastardo, anche solo scrivendo. E fu da allora che le mie lacrime amare scesero nere dai miei occhi, che il mio respiro divenne affannoso di catrame, che le mie labbra si prosciugarono e gridarono vendetta… La mia notte me l’ero cucita sulla pelle.

pensieri di: sterne apparsi alle ore 10:49 | link | commenti
tags: deliri, notte