"Cos'è un poeta?" "E' chi descrive con parole semplici quello che hai davanti agli occhi e non sei mai riuscita a vedere; ti fa capire, con la bellezza di un verso, sentimenti che provi ma non sai esprimere; ti apre il cuore alla speranza quando credi che non ci sia più nulla in cui sperare." - Stefano Zecchi in "Amata per caso" -
Attacco di panico
Burrasca nel cuore
violento turbine di emozioni
semplici e complesse
affiorano in artigli nelle mani
e affondano per uccidere,
per fare male nell'osso
per calpestare a morte
Una follia estrema
di demonio nel sangue
di brutale assassino
Mi getto nel panico
di gesti violenti
senza più aria per respirare
una mano sul cuore
per placare la folle corsa
ed evitare lo scoppio
Aria, aria, dove sei?
Allenta questo nodo,
fammi respirare!
Ma le mie mani,
cosa hanno fatto le mie mani,
cosa volevano fare?
Ferire, annientare
l'Amore
con forza bruta
e inarrestabile
Vomito ansia
sputo per terra
prendo l'aria
in una calma nascosta
e rimango tramortita
LA MIA NOTTE
La mia penna era sul foglio. Aveva sputato inchiostro nero all’inverosimile, vomitando parole di pece su quell’anonima vittima di carta bianca che nulla aveva fatto per essere trattata così male. Le mie parole puzzavano ancora di buio, di notte, avevano un odore nauseante e nere come la pece, si attaccavano al mio cuore e lo incatenavano, senza lasciargli respiro. Soffocavo dentro quelle righe, il mio bisogno di scrivere era stato pienamente soddisfatto come se avessi compiuto un atto malvagio e ne fossi orgogliosa. Avevo appena finito di scrivere ma mi sentivo ancora male; il vomito non era solo su quel foglio ma anche nel mio stomaco, stavo talmente male che i miei singhiozzi forsennati mi toglievano il fiato e mi provocavano un gran dolore al cuore. Dolore fisico oltre che dolore e danno psicologico. Quel figlio di puttana doveva pagarla, doveva sputare il suo sangue sulle mie parole che gli si accanivano contro. Stavo perdendo ogni autocontrollo e quella follia di scrittura mi aveva dato alla testa, tanto che con foga ripresi la penna e mi rimisi a scrivere, calcando la punta nera sul foglio,tracciando solchi che sarebbero rimasti indelebili tracce nere nella mia mente e nel mio cuore. Quella notte stavo delirando, stavo folleggiando davanti ad un semplice foglio, stavo buttando nero su bianco tutta la mia enorme rabbia che ringhiava atroce vendetta. Quella notte era buia e silenziosa, ma dentro di me un tumulto, un esercito inferocito si accaniva e sbatteva, e pungeva, e gridava… insonnia violenta trasformava quella notte nella mia notte di follia, una notte che si stava delineando a tracce scure dalla mia penna. L’ho reinventata io, la mia notte, quella notte. I vortici di parole buie stavano scurendo la mia vita, il dipinto della mia scrittura delirante era diventato notte. Non avevo alcuna chance di ritornare sana, di rivedere una luce pura, di restare con il cuore in pace. Avevo il potere della mia penna tra le mani, mia fedele compagna, che mi permetteva di sfogarmi, di stracciare, fare a pezzi il cuore di quel bastardo, anche solo scrivendo. E fu da allora che le mie lacrime amare scesero nere dai miei occhi, che il mio respiro divenne affannoso di catrame, che le mie labbra si prosciugarono e gridarono vendetta… La mia notte me l’ero cucita sulla pelle.