"Cos'è un poeta?" "E' chi descrive con parole semplici quello che hai davanti agli occhi e non sei mai riuscita a vedere; ti fa capire, con la bellezza di un verso, sentimenti che provi ma non sai esprimere; ti apre il cuore alla speranza quando credi che non ci sia più nulla in cui sperare." - Stefano Zecchi in "Amata per caso" -
LA MIA NOTTE
La mia penna era sul foglio. Aveva sputato inchiostro nero all’inverosimile, vomitando parole di pece su quell’anonima vittima di carta bianca che nulla aveva fatto per essere trattata così male. Le mie parole puzzavano ancora di buio, di notte, avevano un odore nauseante e nere come la pece, si attaccavano al mio cuore e lo incatenavano, senza lasciargli respiro. Soffocavo dentro quelle righe, il mio bisogno di scrivere era stato pienamente soddisfatto come se avessi compiuto un atto malvagio e ne fossi orgogliosa. Avevo appena finito di scrivere ma mi sentivo ancora male; il vomito non era solo su quel foglio ma anche nel mio stomaco, stavo talmente male che i miei singhiozzi forsennati mi toglievano il fiato e mi provocavano un gran dolore al cuore. Dolore fisico oltre che dolore e danno psicologico. Quel figlio di puttana doveva pagarla, doveva sputare il suo sangue sulle mie parole che gli si accanivano contro. Stavo perdendo ogni autocontrollo e quella follia di scrittura mi aveva dato alla testa, tanto che con foga ripresi la penna e mi rimisi a scrivere, calcando la punta nera sul foglio,tracciando solchi che sarebbero rimasti indelebili tracce nere nella mia mente e nel mio cuore. Quella notte stavo delirando, stavo folleggiando davanti ad un semplice foglio, stavo buttando nero su bianco tutta la mia enorme rabbia che ringhiava atroce vendetta. Quella notte era buia e silenziosa, ma dentro di me un tumulto, un esercito inferocito si accaniva e sbatteva, e pungeva, e gridava… insonnia violenta trasformava quella notte nella mia notte di follia, una notte che si stava delineando a tracce scure dalla mia penna. L’ho reinventata io, la mia notte, quella notte. I vortici di parole buie stavano scurendo la mia vita, il dipinto della mia scrittura delirante era diventato notte. Non avevo alcuna chance di ritornare sana, di rivedere una luce pura, di restare con il cuore in pace. Avevo il potere della mia penna tra le mani, mia fedele compagna, che mi permetteva di sfogarmi, di stracciare, fare a pezzi il cuore di quel bastardo, anche solo scrivendo. E fu da allora che le mie lacrime amare scesero nere dai miei occhi, che il mio respiro divenne affannoso di catrame, che le mie labbra si prosciugarono e gridarono vendetta… La mia notte me l’ero cucita sulla pelle.
HO DIPINTO UNA ROSA
Ho dipinto una rosa
su un petalo di muro
nero
nero come la pece
l'ho dipinta rossa
rossa come l'amore
oggi è sbocciata
domani sarà già appassita
- dopodomani la butterò sbiadita -
La mia rosa rossa
sul mio muro nero
nero
come la notte
che vivo in pieno giorno
buia, senza luce
notte, che accoglie
la mia rosa
ma forse già appassita
LA MIA STORIA D'AMORE
Era una delle tante feste a casa di Mattia, ormai erano abituati a stare in compagnia divertendosi, mangiando e bevendo, giocando e ridendo insieme. Anche quella sera si trovavano lì appunto per festeggiare il suo compleanno. Un bel sabato sera di luglio, una buona grigliata e quattro sane risate tra amici. Se non che si stava delineando il principio di quella che sarebbe stata, e lo è tutt’ora, una storia bellissima.
Tutto cominciò quello stesso anno, a Carnevale, Anna stava organizzando la festa in maschera per i bambini più piccoli all’oratorio, e ci si trovava con qualche animatore per mettere a punto la scaletta del pomeriggio. Anche lui era presente tra gli animatori, un ragazzo timido, un po’ goffo, molto chiuso, ma che amava bene stare in compagnia, a bere e giocare. Non fumava, come invece gli altri amici della sua età facevano, era più piccolo di Anna ma era un ragazzo molto impegnato, non tanto a scuola, quanto nelle attività dell’oratorio: era un ragazzo dall’ottima manualità, era sempre disponibile per qualsiasi lavoro ci fosse da fare in oratorio ed era proprio per questo che Anna cominciava ad ammirarlo. E lei, che amava farsi notare, cominciò a guardarlo, a parlarci insieme, cominciava ad avere una certa simpatia per quel buono, ma non bellissimo ragazzo. Anna stava vivendo un periodo difficile della sua vita, era impiegata in una ditta che non le dava alcuna soddisfazione, era innamorata di un ragazzo che aveva lasciato l’anno prima, ma che in realtà non aveva mai dimenticato; questa apparente simpatia per il ragazzo tuttofare la teneva perciò un po’ nascosta nel suo cuore. Fino a quando cominciò ad esporre i suoi “sentimenti” ai suoi amici, i quali non ci credevano, ma che rafforzarono le sue idee, un po’ per gioco, un po’ per davvero. Un giorno arrivò inaspettato un sms di Luca “Buondì mio bel fiorellino scusa se ieri sera non ti ho considerato ma non ero sicuro di me stesso…cmq penso che potremmo essere una bella coppia ti pare? Se ti va questo pome potremmo incontrarci per le 16 in oratorio. Ok”. A questa dichiarazione Anna sbiancò, si agitò moltissimo, ma andò all’appuntamento. Lui, era chiaro, era innamorato di lei, ma lei non voleva dargli la soddisfazione di dirgli subito di sì su due piedi, e lo teneva sulle spine… Una sera uscirono insieme a bere qualcosa, fu una serata davvero bella e lì riconobbero la loro canzone, “Lasciala andare” di Irene Grandi…e forse avrebbero proprio dovuto lasciare andare la loro storia come sarebbe andata!
Una fresca sera di giugno, tra una risata e l’altra, ci fu una scommessa su Anna e Luca: quella stessa sera si sarebbero baciati! Un po’ sconvolti e non tanto sicuri di quell’atto da parte dei loro amici, i due s’incamminarono per le vie di Cantù, fino a quando, rimasti soli, cominciarono a discutere sulla possibilità di darsi un bacio realmente. Anna non era molto convinta, tanto meno Luca, ma la sua determinazione li spinse, sotto la luna, a darsi quello che sarebbe stato il primo dei loro baci. Un bacio alquanto impegnativo, “appassionato”, che ad Anna non piacque.
Ma la storia non finiva lì, anzi è proprio da quel momento che è cominciata. C’è stato un mese di tira e molla da parte di Anna, prima convinta a mettersi insieme a lui, poi, per la situazione lavorativa di crisi nella quale si trovava, convinta di non voler fare più niente, facendo soffrire quel povero bravo ragazzo che continuamente rimaneva deluso dal comportamento di Anna.
La sera del compleanno di Mattia, i soliti amici, con le loro lingue taglienti, prendevano in giro Anna e Luca sulla possibilità di mettersi insieme, perché sì e perché no, ma Luca stava vivendo un momento difficile: qualche giorno prima era andato in Sardegna con la sua famiglia, ma era dovuto subito ritornare per l’improvvisa morte del suo carissimo nonno. Giorni in cui anche Anna si accorse di stare male per il dolore subito dal suo “amico”, che ormai era evidente stava diventando qualcuno di molto speciale. La sera passata tra chiacchiere e risate stava per giungere alla conclusione, quando Anna insistette per accompagnare a casa Luca, perché voleva parlargli, dopo tutto quello che si diceva su di loro, dopo tutte le emozioni che stavano vivendo in quei giorni.
Si fermarono a parlare in macchina in un parcheggio semi buio, i sentimenti affioravano parola dopo parola. Anna gli disse che era molto confusa e non sapeva che cosa fare. “Sai, da un lato vorrei mettermi insieme a te per consolarti, perché stai soffrendo, perché sono mesi che sta nascendo qualcosa tra di noi; dall’altro lato vorrei lasciarti stare perché per te sono giorni molto dolorosi e non vorrei impicciarmi”. Ma Luca, in cuor suo, aveva già da tempo la risposta pronta per Anna: “Io voglio mettermi insieme a te.” Anna disse “Sei sicuro?” e lui rispose “Sì”. Per Luca era la prima fidanzatina, per Anna invece no, ma non si sentiva tanto sicura. Il discorso si concluse con un lungo abbraccio e con la certezza di rivedersi l’indomani mattina, per passare la prima giornata da fidanzati. Era la tarda sera del 9 luglio 2005, e ormai era già passata la mezzanotte.
Non fu talmente sicura Anna di quel SI’ tra loro due, che ancora adesso si chiede come è stato possibile mettersi insieme, loro che erano tanto diversi e neanche tanto amici, ma la cosa certa è che ora sono ancora qui per festeggiare quattro anni d’amore!